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Proteggi gli Oceani

Cambiamenti climatici, pesca eccessiva, estrazioni minerarie, trivellazioni, plastica: i nostri oceani subiscono di tutto per colpa dell’avidità umana. Spesso sono proprio le zone d’Alto Mare,…

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The Reef is experiencing its second major bleaching event in 2 years. In March 2017, Greenpeace Australia Pacific is bearing witness to this tragedy and calling on Governments everywhere to take action against coal.

Non c’è più tempo da perdere, se vogliamo un Pianeta in salute bisogna proteggere gli ecosistemi, e gli oceani non fanno eccezione. Quante richieste di aiuto dovrà ancora mandarci il nostro mare, per farci capire che dobbiamo invertire rotta? A darci l’allarme stavolta è la Grande Barriera Corallina australiana, colpita da un nuovo esteso fenomeno di sbiancamento dei coralli a causa delle elevate temperature dell’acqua registrate negli ultimi mesi.

La barriera corallina che si sbianca è un campanello di allarme per la salute degli oceani

Si tratta del terzo sbiancamento della Grande Barriera Corallina in soli cinque anni, dopo quelli registrati nel 2016 e 2017, e secondo i ricercatori il più esteso: il fenomeno sta infatti devastando  coralli già in sofferenza dalle aree più lontane a nord del Queensland e della parte centrale della barriera fino ai suoi estremi più meridionali, dove fino ad oggi i coralli erano rimasti indenni. A lanciare l’allarme i ricercatori del Centro di eccellenza per gli studi sulla barriera corallina della James Cook University, a conclusione di uno studio condotto a fine marzo mediante sorvoli su più di mille tratti di barriera distribuiti su tutta l’area. La ricerca ha evidenziato che a essere più colpiti sono i coralli più vicini alla costa: un quarto di tutta la Grande Barriera Corallina sarebbe colpito da fenomeni così severi che si ipotizza che in tali aree più del 60 %  dei coralli sia sbiancato.

Perché i coralli sbiancano

Questo sbiancamento dei coralli segue i drammatici incendi cui abbiamo assistito negli ultimi mesi in Australia, dove si è registrata una delle estati più calde degli ultimi anni. L’aumento dei gas serra in atmosfera – dovuto principalmente all’uso di petrolio, gas e carbone, e il conseguente riscaldamento globale, stanno avendo un impatto diretto anche sul mare, aumentandone le temperature e persino il tasso di acidità : non ci sono dubbi che questi drastici cambiamenti stiano minacciando gravemente la vita del nostro Pianeta blu, a cominciare dai suoi ecosistemi più sensibili, come appunto le barriere coralline. I mari assorbono la maggior parte del calore in eccesso sulla terra e anche nei mari australiani si sta registrando un aumento delle temperature superficiali: in febbraio sono state registrate le più alte temperature superficiali marine dagli inizi del Novecento!

Il fenomeno dello sbiancamento è una risposta dei coralli alle situazioni di stress ambientale, come l’aumento della temperatura. A causa dello stress termico i coralli espellono infatti le alghe unicellulari (zooxanthellae) che vivono nei loro tessuti, e che sono responsabili dei loro colori brillanti. Le zooxanthellae sono fondamentali per la sopravvivenza dei coralli perché  forniscono a questi animali il 90% del fabbisogno energetico richiesto per la calcificazione, la crescita e la riproduzione. Se le temperature tornano regolari in tempi brevi, cioè prima che i coralli abbiano esaurito le loro riserve energetiche, la simbiosi può essere ristabilita. In caso contrario sono destinati a morire per mancanza di nutrienti.

Il problema è la ripetizione di questi fenomeni in tempi ravvicinati, come sta avvenendo in Australia. Nel 2016, il 93% dei coralli della Grande Barriera Corallina è stato soggetto a sbiancamento, e il 22% è poi morto. Le aree colpite in modo severo dallo sbiancamento hanno visto la morte di percentuali molto alte dei coralli presenti, fino al 50-90%. Per I ricercatori le barriere più duramente colpite da questi fenomeni avranno bisogno di 10 o 15 anni per rigenerarsi,  ma studi più recenti indicano una capacità di recupero sempre più lenta. Dopo lo sbiancamento del 2017 sono stati registrati riduzioni fino a un 89% nella crescita di nuovi coralli, se poi i coralli vengono colpiti nuovamente dal fenomeno la ripresa dell’ecosistema è compromessa. 

The Great Barrier Reef is experiencing its worst bleaching event to date with studies showing 93 percent of the reef being effected.

Uno shock ambientale dovuto ai cambiamenti climatici

Questa purtroppo non è una storia nuova. Eventi di sbiancamento diffuso dei coralli tropicali si sono iniziati a registrare alla fine degli anni Ottanta, con un primo grave evento a livello globale nel 1998. Nel 2008 oltre 3000 scienziati riuniti per il Simposio Internazionale sulle barriere coralline indicavano il cambiamento climatico come una delle più grandi minacce alla sopravvivenza delle barriere coralline, raccomandando una drastica riduzione delle emissioni di gas serra nei dieci anni a venire per garantire la loro conservazione. Purtroppo, dieci anni sono più che passati, le emissioni in atmosfera non sono state tagliate, al contrario sono aumentate a livello mondiale. Lo scenario che ci troviamo davanti è esattamente quello atteso, con la temperatura media globale che è già aumentata di oltre 1 grado centigrado rispetto ai livelli pre-industriali e fenomeni di sbiancamento che si ripetono repentinamente e in modo sempre più severo. Il cambiamento climatico sta  aggravando la crisi delle barriere coralline, già sotto pressione per l’inquinamento, la pesca eccessiva e lo sviluppo delle aree costiere: si stima che a livello mondiale negli ultimi 30 anni le barriere coralline si siano dimezzate.

Il riscaldamento globale fa ammalare gli oceani

Gli impatti del cambiamento climatico non riguardano solo la barriera corallina, ma tutti i mari del Pianeta, anche il nostro Mediterraneo: qui abbiamo assistito purtroppo ad epidemie o morie improvvise di numerose specie, come denunciato nel nostro ultimo rapporto “Operazione Mare Caldo”. Gli esperti dell’IPCC (il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) in un report pubblicato a ottobre 2018 hanno evidenziato già che un ulteriore aumento di mezzo grado delle temperature globali aumenterebbe di molto i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici, ipotizzando una destabilizzazione delle calotte glaciali e la morte fino al 90 per cento delle barriere coralline.

Perché è importante proteggere la Barriera corallina

Se pensiamo che la salute degli oceani non ci riguardi, ci sbagliamo di grosso: tutto questo può avere conseguenze non solo sugli ecosistemi marini, ma sulle persone che da essi dipendono. I cambiamenti climatici stanno minacciando un ecosistema unico e mettono a rischio le comunità locali e gli operatori turistici che dipendono dalla conservazione della barriera corallina.  Non si tratta “solo” di proteggere gli oceani, ma i milioni di persone che da questo ecosistema dipendono: a essere in pericolo non ci sono infatti solo le attività economiche, ma la sicurezza di aree costiere sensibili che in assenza delle barriere coralline si vedrebbero esposte maggiormente agli effetti degli tsunami e dell’erosione. Quanto più aspettiamo per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e per proteggere la biodiversità, tanto maggiori saranno i costi per la vita umana e i mezzi di sussistenza. Mantenere il delicato equilibrio tra uomo e natura è fondamentale, come purtroppo stiamo verificando in questo ultimo periodo, anche a causa della pandemia in atto.Il messaggio della barriera corallina è chiaro quanto il messaggio degli scienziati: possiamo cambiare le cose per noi e per le future generazioni se agiamo subito! Limitare l’innalzamento della temperatura media globale a 1,5 gradi centigradi e arrestare la perdita di biodiversità è un obiettivo fondamentale per garantire una transizione verso un pianeta più verde, più sano, più giusto, che sia al riparo da stravolgimenti ambientali che possono intensificare fenomeni seri come i disastri naturali o la diffusione di zoonosi. Non c’è futuro in un Pianeta malato.