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Cambiamenti climatici, pesca eccessiva, estrazioni minerarie, trivellazioni, plastica: i nostri oceani subiscono di tutto per colpa dell’avidità umana. Spesso sono proprio le zone d’Alto Mare,…

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Vi ricordate le 11 orche e gli 87 beluga, tra cui alcuni cuccioli, tenuti prigionieri in Russia in quella che è diventata nota come la “prigione delle balene”?

Ammassati in piccole gabbie acquatiche, questi intelligenti cetacei erano stati catturati in natura, nel mare di Okhotsk, sulla costa orientale russa, e rinchiusi vicino la città di Nahodka con la scusa della ricerca scientifica. In realtà lo scopo era ben altro: venderli ad acquari e parchi a tema in Cina, come già avvenuto in passato.

L’accordo di liberazione

Finalmente è arrivata una buona notizia: grazie ad una grande pressione (anche a livello internazionale), il governatore della regione di Primorsky, dove i cetacei sono rinchiusi, ha annunciato che tutti gli animali saranno liberati.

Ciò non significa che verranno rilasciati subito e non solo perché l’area è ghiacciata, circostanza che costringe ad aspettare la stagione estiva, ma soprattutto perché il rilascio dipende dalle condizioni di salute dei singoli animali, che saranno valutate caso per caso.

La decisione è frutto di un accordo tra le autorità locali russe e scienziati russi e internazionali, tra cui Jean-Michel Cousteau – noto scienziato marino francese – che prevede il trasferimento degli animali in un centro di riabilitazione, prima della rimessa in libertà.

Si tratta di un grande passo avanti, soprattutto se gli impegni saranno rispettati, e noi continueremo a seguire il caso da vicino.

Gli ultimi avvenimenti e le scomparse sospette

A marzo le autorità russe avevano istituito una Commissione apposita coordinata dall’Istituto di Ricerca di Pesca e Oceanografia russo (VNIRO), che  aveva deciso di tenere gli animali nella “prigione delle balene” per altri 3 o 4 mesi prima di “trasferirli”. Dove non era chiaro, ma il Ministero dell’Ambiente russo aveva proposto un centro marino da costruirsi sull’isola di Russkiy. La notizia era arrivata dopo una serie di “scomparse” o per così dire “evasioni” dal carcere.

Tre cuccioli di beluga erano infatti “scomparsi” a fine novembre e stessa sorte era capitata ad un’orca a febbraio. Le guardie hanno sostenuto che fossero fuggiti, ipotesi alquanto improbabile data la stretta sorveglianza e considerato inoltre che le telecamere non avrebbero ripreso nulla del genere. Gli animali sono più probabilmente morti, viste le testimonianze del rapido svilupparsi di malattie in tali condizioni di cattività.

L’accordo per liberare questi animali è dunque un’ottima notizia, soprattutto dal momento che non tutti sarebbero sopravvissuti altri mesi in quelle condizioni, ma la sua attuazione dovrà essere monitorata da vicino: non smetteremo di farlo, finché tutti questi magnifici cetacei non riassaporeranno la libertà.